Come caricare l’umanità su un PC

Ogni cosa sembrava possibile durante la Transhiman Vision 2014, una conferenza svoltasi a febbraio. All’interno del Fort Mason Center; un vecchio deposito militare sul lungomare di San Francisco, alcuni giovani imprenditori vendevano farmaci per migliorare l’intelligenza e del caffè atto con un tipo speciale di burro in grado di fornire miglioramenti cognitivi.

Una donna offriva delle sessioni di terapia on line mentre un visitatore indossava una serie di elettrodi che visualizzavano le sue onde cerebrali su un monitor, sotto forma di immagini colorate, si era soffermato sull’aumento del ‘Fai da te sensoriale’. Ma niente di tutto questo sembrava particolarmente ambizioso in confronto a quello che stava per succedere. Seduto in fondo alla sala, Koene Randal stava ripassando attentamente i suoi appunti su un computer portatile: sullo schermo c’era l’immagine di un cervello. Koene era lì per spiegare come vivere per sempre. Come specie, abitiamo un solo piccolo frammento di tempo e di spazio. Potremmo essere molto più efficienti in tutti i campi del sapere. La soluzione di Koene  – si fa per dire – semplice: caricare il cervello su un computer.

Con la mappatura del cervello, riducendo la sua attività a meri calcoli e trasformandoli in un codice, Koene sosteneva che gli esseri umani potrebbero vivere per sempre, con l’emulazione del cervello. Il pubblico sedeva in silenzio, forse intimorito, forse confuso, mentre Koene spiegava con tanto di tabelle e grafici i recenti progressi delle neuroscienze.

Neuroscienziato di origine olandese e neuro-ingegnere, Koene ha trascorso decenni tra libri ed esperimenti per portare le sue idee in linea con la scienza ufficiale. Ora, la scienza sta venendo a lui. I ricercatori di tutto il mondo hanno fatto dello studio del cervello l’obiettivo principale. Nel 2013, sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno annunciato iniziative per dare un’accelerata agli studi sulla mente umana più o meno com’è successo per la ‘genomica’ con il progetto Genoma Umano.

I particolari si erano persi tra la folla, ma il significato di ciò al quale si era appena assistito no. Il concetto di emulazione del cervello, o trasferimento della mente, ha una storia antica nella fantascienza, ma è anche profondamente radicato nell’informatico. Un sottocampo, conosciuto come rete neurale, si basa sull’architettura fisica e sulle regole biologiche alla base delle neuroscienze. Circa 85 miliardi di singoli neuroni  compongono il cervello umano, ciascuno collegato ad altri diecimila tramite dei rami chiamati assoni e dendriti.

Ogni volta che un neurone viene attivato, un segnale elettrochimico salta dall’assone di un neurone al dendrite di un altro, attraverso una sinapsi. E’ la somma di questi segnali a codificare l’informazione e a consentire al cervello di elaborare l’input, formare l’associazione ed eseguire i comandi. Molti neuroscienziati ritengono che l’essenza di ciò che noi siamo – i nostri ricordi, le emozioni, la personalità, le preferenze ed anche la nostra coscienza – si trovi in quei modelli. Nel 1940, il neurofisiologo Warren McCulloch e il matematico Walter Pitts, suggerirono un modo semplice per descrivere l’attività cerebrale mediante operazioni matematiche. Notarono, che un neurone può esistere soltanto in uno dei due stadi possibili: o attivo o a riposo.

I primi scienziati informatici capirono rapidamente che se avessero voluto programmare una macchina simile al cervello, avrebbero dovuto usare i sistemi della logica di base dei loro prototipi – gli interruttori binari elettrici simboleggiati da 1 S e 0 S – per rappresentare lo stato di accensione/spegnimento dei singoli neuroni. Pochi anni più tardi,lo psicologo canadese Donald Heb suggerì che i ricordi potrebbero non essere altro che associazioni codificate in una rete. Nel cervello, quelle associazioni sono formate da neuroni che si innescano simultaneamente o in frequenza. Ad esempio, se una persona vede un volto e sente un nome allo stesso tempo, si solleciteranno i neuroni sia nelle aree visive che in quelle uditive del cervello, facendo si che questi entrino in connessione. La volta successiva quando la persona rivedrà quel volto, anche i neuroni che codificano il nome ‘metteranno a fuoco’, spingendo il soggetto a ricordare. Utilizzando queste intuizioni, gli ingegneri informatici hanno creato reti neurali artificiali in grado di formare delle associazioni. I programmatori istruiscono le reti a ricordare quali parti di dati sono state collegate in passato e poi a prevedere le probabilità che quelle due parti saranno connesse in futuro.

Oggi questo software può rilevare gli acquisti datti con una carta di credito che divergono in modo sostanziale dal comportamento di un consumatore, indicando le possibili frodi.

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