Droni: gli aerei più antichi

A MQ-9 Reaper unmanned aerial vehicle prepares to land after a mission in support of Operation Enduring Freedom in Afghanistan. The Reaper has the ability to carry both precision-guided bombs and air-to-ground missiles. (U.S. Air Force photo/Staff Sgt. Brian Ferguson)

La storia dei droni è davvero molto intrigante. Sono nati prima degli aerei e apparentemente sono stati superati dalla più evoluta tecnologia aereonautica. Invece questi prodigiosi aerei senza pilota sono all’avanguardia nell’aviazione militare. Ma non solo.

Dagli assalti alla baionetta delle guerre ottocentesche alle uccisioni mirate di terroristi gestite via computer da un continente all’altro, gli Uav (Unmanned aerial vehicle) hanno attraversato più o meno silenziosamente, è il caso di dirlo, quasi due secoli di storia. Già perchè quella che nell’immaginario collettivo appare come una delle icone della società tecnologica, il drone appunto, in realtà ha origini che precedono addirittura l’invenzione degli aereoplani Ecco la storia dei veicoli senza pilota. Una storia che, inevitabilmente, coincide con quella delle guerre, grandi e piccole e degli sviluppi tecnologici cui le stesse guerre hanno dato impulso nell’arco di quasi duecento anni.

  • 1849. Un fallimento brevettato. nel febbraio del 1863, l’inventore Charles Perley fece brevettare a New York il suo progetto di pallone da bombardamento senza pilota, poi utilizzato dall’esercito nordista per attaccare i depositi di munizioni dei confederati. L’inventore aveva raccomandato agli operatori di effettuare alcune prove preventive con palloni inerti, per verificare al meglio l’azione del vento e regolare così con accuratezza i timer di sganciamento e innesco del carico esplosivo. Ma la precisione di questi primi Uav si rivelò molto scarsa. Inoltre, i capricci del vento e l’impossibilità di pilotare da terra i palloni, rendevano concreto il rischio di bombardare le proprie linee, invece quelle del nemico. Dopo qualche tentativo fallimentare, replicato anche dagli avversari in uniforme grigia, l’inaffidabile invenzione di Perley fu accantonata per sempre.
  • I palloni da bombardamento. In Italia come in America, la storia dei veivoli senza pilota  inizia addirittura prima di quella degli aereoplani. In una triste giornata del 1849, durante la Prima guerra d’Indipendenza tra l’Italia e l’impero austro-ungarico, gli austriaci che assediavano Venezia in rivolta e i patrioti che difendevano la città videro muoversi strani oggetti nel cielo grigio, velato dal fumo delle esplosioni. Alcuni di questi oggetti raggiunsero le posizioni dei veneziani mentre altri, frenati dai capricci del vento, non andarono oltre quelle austriache. E su entrambi i fronti piovvero dal cielo cariche esplosive con inneschi automatici a miccia, sganciate da palloni aerostatici dotati di meccanismi a tempo per il rilascio del carico. Li aveva lanciati la nave austriaca Vulcano, ormeggiata dell’Adriatico. Pochi anni dopo, nel 1863, scene analoghe si svolsero dall’altra parte dell’Atlantico sul fronte della guerra civile americana, iniziata da un paio d’anni. Anche in questo caso, l’efficienza e la precisione degli attacchi vennero giudicate insufficienti e i palloni-bomba non solcarono mai più i cieli. Sono i primi casi documentati di utilizzo di veivoli senza pilota dotati di meccanismi autonomi, decenni prima che i fratelli Wright riuscissero a far alzare in volo di qualche metro il primo aereoplano funzionante della storia, il 17 dicembre del 1903.
  • 1898. Acquiloni da ricognizione. Durante la breve guerra ispano-americana per il controllo di Cuba, un caporale dell’esercito statunitense, William Abner Eddy, ebbe un’idea molto brillante. Aveva letto sui giornali della recente invenzione di un inglese, Douglas Archibald, che riusciva a scattare magnifiche fotografie aeree da un aquilone strutturato per ospitare gli apparecchi fotografici dell’epoca, molto ingombranti e pesanti. Il militare riuscì a replicare l’invensione di Archibald e, grazie a una lunga corda collegata agli otturatori delle macchine fotografiche installate sui suoi grossi aquiloni, ottenne centinaia di immagini delle linee spagnole, delle fortificazioni, dei depositi di armi e degli schieramenti in campo. era nata la ricognizione fotografica aerea e non vi sono dubbi sul fatto che questo vantaggio avesse contribuito alla fulminante vittoria dell’esercito statunitense, che in pochi mesi ebbe il controllo su Cuba e su altri paesi dell’area, ottenendo la resa della Spagna, decretandole la fine come potenza coloniale e inaugurando l’era dell’imperialismo a stelle e strisce. Anche grazie al precursore dei moderni Uav da ricognizione.
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