Ettore Majorana: tra genio e mistero

Ettore Majorana: tra genio e mistero

Il docufilm Nessuno mi troverà ricostruisce la vita del grande scienziato misteriosamente scomparso. Ma oltre il giallo, si stagliano le deduzioni di una mente che Fermi paragonò a Newton
fisici preferiscono ricordare la sua attività scientifica, breve ma ugualmente profonda e prodigiosa. Libri e film si concentrano invece sulla sua misteriosa scomparsa. Cominciamo dai primi. Parliamo di Ettore Majorana, nato a Catania nel 1906 ma trapiantato a Roma quando ancora non aveva 10 anni.

Qui nel ’23 si iscrive a Ingegneria ma poi passa a Fisica e viene così a contatto con i ragazzi di via Panisperna. Con la presenza di Enrico Fermi, primo docente italiano di fisica teorica, Orso Maria Corbino vede concretizzarsi il progetto di creare nella capitale un centro di ricerca all’avanguardia a livello mondiale. Attorno a Fermi nel giro di brevissimo tempo si ritroveranno Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi e un po’ più tardi Bruno Pontecorvo e il chimico Oscar D’Agostino. I ragazzi di via Panisperna, appunto. In realtà, Majorana si integra poco con il resto del gruppo. Segrè scrive che era avvicinabile con una certa difficoltà ma subito prima, di lui, ricorda che aveva una mente analitica del tutto eccezionale.

Nel gruppo, ciascuno aveva un soprannome: Corbino era il Padre Eterno, Fermi il Papa, Rasetti il Cardinal Vicario, e così via. Majorana era il Grande Inquisitore (o anche lo Spirito Santo) a causa del suo spirito critico e della capacità di superare i momenti più critici.Tutte le testimonianze sono concordi nell’indicare un’intelligenza e una cultura scientifica che gli permettevano di discutere alla pari con Fermi che a volte arrivava addirittura a confondersi davanti a lui. In una testimonianza citata in un articolo di Erasmo Recami, Fermi userà queste parole: «AI mondo ci sono varie categorie di scienziati, gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza […].

Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli». A prima vista può sembrare strano ma una personalità scientifica di questa levatura ha lasciato pochi scritti. Solo 9, oltre all’articolo semidivulgativo Il valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali (pubblicato postumo nel ’42). Insomma… Majorana avrebbe difficilmente superato oggi un concorso universitario con i suoi criteri “oggettivi”” e bibliometrici! Dopo i primi lavori ‘comparsi tra il ’28 e il ’31, che trattano vari problemi di fisica atomica e molecolare, spicca nel ’33 la pubblicazione su Zeitschrift fìir Physik di Ober die Kern-theorie.Werner K. Heisenberg, uno dei fondatori della meccanica quantistica, premio Nobel nel ’32, aveva iniziato a indagare la struttura dei nuclei atomici composti da protoni e neutroni che interagiscono tramite forze che coinvolgono lo scambio delle coordinate sia spaziali che di spin.

Invano Fermi aveva cercato di convincere Majorana a pubblicare le sue idee in materia. Riesce solo a persuaderlo a passare un semestre a Lipsia da Heisenberg (e a Copenaghen da Bohr) e qui Majorana trova le motivazioni per uscire allo scoperto con il suo lavoro che corregge in punti non secondari quello di Heisenberg! A Lipsia, con Heisenberg, Majorana si era trovato bene e aveva passato un periodo abbastanza sereno.

Si era anche immedesimato nella particolare situazione politica tedesca che, negli stessi mesi, vedeva la scalata nazista al potere. Con il ritorno in Italia, la situazione personale va però progressivamente peggiorando. Affiorano i sintomi della depressione. Majorana si rinchiude sempre più in se stesso e smette di frequentare l’ambiente di via Panisperna. Rimane per lo più a casa, dove passa le notti a studiare. Non va neanche dal barbiere e porta i capelli lunghi a tal punto che Edoardo Amaldi, per cercare di scuoterlo, gli manda a casa qualcuno che glieli tagli. Il misterioso epilogo del marzo ’38 si avvicina. Quello su cui ha scritto Leonardo Sciascia con La scomparsa di Majorana o su cui si interroga il docufilm Nessuno mi troverà di Egidio Eronico con una pellicola in proiezione proprio in queste settimane nelle sale di alcune città. E come non ricordare il precedente I ragazzi di via Panisperna ( 1989) di Gianni Amelio?
Venerdì 25 marzo, dopo aver tenuto all’Università la sua lezione numero 21, Majorana si imbarca sul postale per Palermo. Prima aveva scritto ad Antonio Carrelli, direttore dell’Istituto Napoletano, una lettera in cui manifestava propositi suicidi: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti». Da Palermo, al collega, manda però un telegramma e una lettera che annulla la precedente: «Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani». Si imbarca effettivamente sul “postale di ritorno” ma nessuno vedrà mai con certezza Majorana sbarcare a Napoli né la domenica 27 né i giorni successivi. Questa volta il mare non lo “ha rifiutato”?

E’ l’ipotesi prevalente: il suo carattere, la depressione, l’impressione che la sua vena scientifica più originale si fosse inaridita. Alcune incongruenze però rimangono. Perché Majorana è partito per la Sicilia con il passaporto e ha ritirato, pochi giorni prima di imbarcarsi, gli stipendi arretrati di alcuni mesi di insegnamento? Perché si era fatto spedire dalla madre la sua parte del conto? E che cosa dire delle testimonianze, alcune precise, di chi l’ha visto sulla nave di ritorno fino a Napoli, o in città nei giorni successivi? Nella primavera del ’38 le ricerche continuano. Si cerca nei conventi. Si estendono le indagini anche a Paesi lontani, ma senza esito. Inutilmente rimane anche l’appello comparso il 17 luglio del ’38 sulla Domenica del Corriere, un settimanale molto diffuso in quegli anni: «Ettore Majorana, ordinario di Fisica all’Università di Napoli, è misteriosamente scomparso. Di anni 31, metri 1 ,70, snello, capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice su un dorso di una mano. Chi ne sapesse qualcosa è pregato di scrivere».

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