Il robot: il futuro nelle industrie e all’università

ingegneria robotica

L’Italia, paese di santi, navigatori, poeti e… robot. Stando alle ultime statistiche emerse durante il “Robot Forum” di Parma, la nostra penisola avrebbe infatti ormai una densità notevole di robot: 155 ogni 10 mila addetti umani nelle industrie. Non solo, l’Italia è tra i primi 10 produttori mondiali nel campo della robotica, il sesto mercato mondiale dei dispositivi robotici e il secondo in Europa. Risultati che sono il frutto di sviluppo e di investimento, da parte del nostro Paese, che va avanti da circa 40 anni. Se infatti il primato mondiale del Giappone è fuori discussione, l’Italia è in ascesa e sta facendo la sua parte in un mercato che vale attualmente circa 27 miliardi di dollari e che si stima che nel 2020 supererà il valore di I50 miliardi generando, secondo uno studio dell’International Federation of Robotics (IFR) tra 10 e 14 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo.

L’Italia è leader nel campo dell’automazione industriale almeno dalla fine degli anni Settanta: correva l’anno 1978 quando la Fiat introdusse infatti RoboGate, il sistema di produzione automatica flessibile di assemblaggio delle carrozzerie automobilistiche realizzato dalla Comau, che attualmente è tra le più note aziende di robotica al mondo. Ma non viviamo solo di ricordi di
primati. L’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova si sta specializzando in una generazione di robot di servizio umanoidi, come iCub, un babyrobot (è un umanoide dalle sembianze di un bambino che ha viso espressivo e mani prensili) oppure Walkman, un robot umanoide specializzato in emergenze che è stato il primo robot italiano a partecipare, nel 2015, al Darpa Robotics Challenge, competizione mondiale per robot umanoidi, organizzata dal Dipartimento della difesa americano.

Ma non solo. Badanti robot per aiutare gli anziani, robot biodegradabili, robot contro la disabilità nel campo della neuro-robotica, come la mano robotica realizzata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, altro centro di primissimo livello della robotica in Italia. Alla radice di tutto, come sempre, c’è la ricerca e la formazione. E l’offerta accademica italiana è veramente di tutto rispetto. In primis con i corsi di Ingegneria robotica, che consentono di acquisire conoscenze scientifiche sull’automazione, la robotica industriale e la robotica mobile.

La mappa dei corsi in Ingegneria robotica

Attualmente, la Toscana è una regione molto attiva nell’offerta universitaria, con il corso di laurea in Ingegneria Robotica all’Università di Pisa e quello in “Computer and Automation Engineering” all’ateneo di Siena. Restando al centro, troviamo la Sapienza di Roma che ha attivato il corso di laurea in Intelligenza Artificiale e Robotica. Spostandosi al nord, si incontrano Ingegneria dell’Automazione del Politecnico di Milano, i corsi di laurea magistrale in Mechatronic Engineering al Politecnico di Torino e in Ingegneria dell’automazione o Ingegneria meccatronica dell’Università di Padova. Di respiro più internazionale è invece il un corso di laurea magistrale in Robotics Engineering dell’Università di Genova.Al Sud, il Dipartimento di Energia, Ingegneria dell’Informazione e Modelli Ma-tematici dell’Università di Palermo ha da poco varato un corso di laurea in Ingegneria Cibernetica.Tanti atenei offrono anche corsi “a latere”, come quello di meccanica e progettazione dei robot organizzato dal prof. Alberto Rovetta, coordinatore di un gruppo di ricerca che si occupa, tra le altre cose, di nanotecnologie, biorobotica, robotica spaziale e ambientale.

Il corso è organizzato dal Laboratorio di Robotica del Politecnico di Milano. Corsi sul tema vengono poi tenuti periodicamente anche dall’istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Tra le iniziative per i ragazzi proposte da quest’ultima, il progetto e-Robot, che riguarda la robotica educativa nelle scuole e il cui obiettivo è proprio quello di portare questa nuova branca della scienza in classe. Il progetto è stato realizzato dall’Istituto di BioRobotica grazie a un finanziamento del Miur.

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