La musica araba

la musica araba

Sono molte le leggende e i miti intorno alle origini della musica araba. Alcuni autori musulmani ne attribuiscono anzi i primordi all’espresso volere di Allah. Intorno alla musica della età preislamica nulla si sa di preciso. I Beduini coltivavano fin da allora la danza e il canto; quanto alla musica essi avevano forme assai primitive che forse risentivano l’influenza dei vicini Egiziani, degli Ebrei e dei Greci. Ma quando, nel sec. VII, gli arabi uniti dall’Islam invasero la Persia distruggendo, in una lunga serie di sanguinose battaglie, l’esercito persiano e ponendo fine alla dinastia dei Sassanidi, si ripeté anche in Persia quel che era accaduto in Grecia al tempo della conquista romana: l’arte persiana, fiorentissima in ogni manifestazione, si impose agli invasori e la musica non mancò di inserirsi nell’elemento arabo, simbolo di tutta una civiltà che non crollava, se pur erano crollate le armi e la libertà.

La musica araba: la storia

Il piú antico musicografo arabo fu al-Kalil. Seguono in lunga serie, dal sec. VIII al XVIII, numerosi musicografi, fra i quali spiccano Isaac ibn Abrahim al Mussuli e Ahmed ibn Mohammed nel sec. IX d. C.; Yahya ibn Alí al-Moussadin e il celebre al-Farabi- hel sec. X. Questi, conoscitore profondo della musica greca, tentò di introdurre nel suo paese quel sistema musicale, ma senza riuscirvi. Ed egli fu appunto il primo ad esporre, nel suo Libro della musica, la teoria araba, la definizione del suono e le sue qualità. Lo studioso Yahya ci dà l’intavolatura del liuto a quattro corde, sostenendo la teoria di una scala di dieci suoni. Il primo di tali suoni, sempre secondo Yahya, si chiama base (in quanto su esso si accordano le altre note), ed è dato dalla corda libera (manina). Le altre note sulla stessa corda, che è la seconda partendo dall’acuto, sono quelle dell’indice, del medio, dell’anulare e del mignolo.

Sulla mathna si accorda la corda alta o zir, ottenendo cosí una serie di dieci suoni. Le due corde gravi del liuto, il mithlath e il bamm, riproducono, all’ottava inferiore, le note delle due corde acute. L’accordatura del liuto avveniva per quarte e la sua gamma era una scala pitagorica diatonica. Nei primi secoli dell’islamismo gli strumenti in uso erano, oltre al liuto (prima a due corde poi a quattro), il flauto, il mi’zaf (simile all’arpa); il rabab, o violino a due corde, e gli strumenti a percussione. Nel periodo che va dal sec. X al XII, si ha una singolare evoluzione della musica araba, soprattutto per opera dei suoi teorici Avicenna e al-Farabi e per influenza delle teorie elleniche. La musica araba si distingueva in astratta, nella quale i fisici musulmani sfoggiavano tutte le sottigliezze della matematica; e in musica da eseguirsi, praticata dai cantori e dai suonatori. La musica araba dava un’importanza considerevole al ritmo, definito dai teorici « la combinazione di accenti forti o deboli, uguali od ineguali, continui o separati, succedentisi seguendo la melodia e dandole accompagnamento ».

L’unità di misura è il tempo primo (tempo minimo possibile fra i due suoni). Tale tempo ha dei multipli (tempo. doppio, triplo, quadruplo, ecc.). Vi sono i ritmi uniti, con accenti divisi da tempi uguali tra loro, e ritmi disgiunti i cui accenti sono divisi da una pausa chiamata sepatante (la quale deve essere piú lunga del tempo piú lungo del periodo). Ogni singolo ritmo serve ad un dato genere di poesia, come pure a qualche ora del giorno o della notte.

Strumenti antichi

  • A corda: il principale era il liuto classico e antico, cui era stata aggiunta, durante i secoli dall’XI al XV, un’altra corda al grave, portandone il numero a cinque; era suonato a plettro e con le dita. Di minore importanza il tanbur e il rabab (specie di violino).
  • A fiato: il flauto, il buq, lo zamr e il nay.
  • A percussione: il daff, il table, gli zil e la dar buca.

Strumenti moderni

Anche nei tempi moderni lo strumento piú in uso presso gli arabi  è il liuto; nel Maghreb è usata la kwitrah (specie di liuto); altri strumenti usati: il qanun, la tanburah (simile al mandolino), il santur, usato in Turchia; fra gli strumenti ad arco la kamangiah. Degli strumenti a fiato il piú noto è il nay o flauto; seguono per ordine d’importanza: il buq (che è una tromba di vetro), il nefir (cornetto a bocchino), la karna (tromba di rame), la suffarah (specie di cornamusa), e la magruna, che è una cornamusa doppia. Degli strumenti a percussione — che hanno gran parte in tutte le esecuzioni vocali e strumentali, poiché gli arabi danno molta importanza al fattore ritmo — i piú importanti sono dei piccoli timpani in terra cotta, in legno o in rame, chiamati nuqairah; seguono: il table, la darabukkah (darbuca), il bandir, usato per addormentare i serpenti, e le tchena chele, usate per lo più dai negri. In mancanza di strumenti a percussione il ritmo viene segnato con le mani.

Caratteri generali della musica araba

La musica araba è essenzialmente omofona e improntata ad una malinconia cadenzata e monotona propria della natura del popolo arabo. t ignorata la polifonia poiché gli arabi la considerano disordine e non possono concepire la possibilità del procedere contemporaneo di due o piú linee melodiche. E ciò che non avevano meditato in antico, non meditarono mai neppure piú tardi, nemmeno ai nostri giorni. Ciò che invece è caro alla musica araba (vocale o strumentale), sono gli ornamenti, gli arabeschi, i gorgheggi, i trilli, le note di passaggio, i portamenti di voce: tutto questo per sopperire alla povertà ed alla semplicità delle linee. Un’altra espressione propria della musicalità del popolo arabo è data dalle litanie. Sono queste brevi frasi, ripetute all’infinito, spesso senza conclusione, quasi a significare l’irraggiungibilità del divino. La musica musulmana non ha avuto evoluzione; ha subito spesso influssi stranieri, senza nulla assimilare e ignorando anzi i caratteri della musica occiden-tale. Essa è rimasta essenzialmente musulmana, attaccata al fatalismo di un popolo piegato su se stesso e sottomesso alle leggi poste nelle mani di Allah.

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