La teoria del governatore centrale

La teoria del governatore centrale

Nel 1924 il premio Nobel Archibald Hill è stato il primo ad avanzare l’ipotesi che il cervello regoli l’attività del cuore durante l’esercizio. Questa regolazione cerebrale secondo Hill serve a proteggere il cuore da un’attività eccessiva. La teoria di Hill ha impiegato 70 anni a trovare sostenitori perché è sempre stata messa in ombra dalla teoria prevalente secondo la quale i muscoli si stancano perché non hanno più energia/carburante oppure per la produzione di acido lattico. Ma nessuno ha mai dimostrato che ai muscoli arrivi poco ossigeno o energia. Anzi, ci sono studi che dimostrano che non usiamo mai più del 50% delle fibre muscolari, nemmeno durante gli esercizi più intensi. Quindi questa teoria della stanchezza muscolare non sembra trovare riscontri nella realtà Timothy Noakes, dell’University of Cape Town, in Sud Africa, ha capito perché c’è questo divario tra teoria e realtà. Secondo lui quando attivi i muscoli entra in gioco il cervello ed è lui a dover determinare quanto a lungo, quanto velocemente e quanto intensamente userai quei muscoli.

La cosiddetta “teoria del governatore centrale” di Noakes sembra corretta. Ma fino a che punto questo governatore, ossia il cervello, può influire sulle prestazioni? Se ti dicono che devi pedalare fino allo sfinimento per un’ora probabilmente ti sentirai distrutto dopo un’ora e 5 minuti anche se in realtà l’orologio è stato truccato e tu hai pedalato per un’ora e 30. È colpa del cervello che è stato programmato per pedalare per un’ora e che quindi pensa di non poter fare più di così. Se lo inganni scopri che il tuo fisico è perfettamente in grado di fare di meglio. Il limite alle prestazioni imposto dal cervello non corrisponde alle prestazioni che il fisico può ottenere. In poche parole: il cervello sabota la performance.

Il segreto è pensare positivo

Noakes non è l’unico a pensarla così. Quando il ricercatore brasiliano Eduardo Fontes ha analizzato l’attività cerebrale di alcuni ciclisti tramite risonanza magnetica funzionale ha scoperto che le emozioni giocano un ruolo fondamentale nelle prestazioni. Il lobo limbico, che è il centro delle emozioni, nei ciclisti si attivava man mano che aumentava l’intensità dell’attività fisica, raggiungendo il suo picco quando i ciclisti erano esausti. Più attivo era il lobo limbico più emozioni legate allo sfinimento i ciclisti provavano e più rallentavano. L’influenza cerebrale spiega anche i diversi risultati che puoi ottenere nella stessa attività fisica a distanza di giorni ma anche di ore. Quello che cambia non è il tuo allenamento o la tua forma ma il tuo stato mentale. Fontes ha scoperto anche che le persone che riescono a distaccarsi mentalmente dall’attività fisica, evitando quindi di pensare alla fatica e al dolore dei muscoli, riescono ad avere prestazioni migliori. “Il segreto è non giudicare positivamente o negativamente la tua prestazione, perché è proprio in quel momento, in quel giudizio, che il cervello impone dei limiti”, dice Fuentes. Noakes è d’accordo: il limite ovviamente te lo impone il fisico ma dipende solo dal cervello quanto vicino riesci ad arrivare a quel limite.

McDonald è specializzato proprio nell’aiutare le persone a raggiungere il limite fisico bypassando il cervello. ‘rutto inizia dall’obiettivo che ci si pone. “Se qualcuno mi dice che vuole rimettersi in forma io gli chiedo che cosa intende e quanto in forma vuole essere”, spiega McDonald. Chiunque entri nella Gym Jones, che sia un marines, un attore o un semplice cittadino, riceve un programma di allenamento su misura. In cambio McDonald richiede un impegno e una dedizione totali. Non basta allenarsi duramente in palestra, devi dormire abbastanza ore per notte, mangiare sano e magari fare anche qualche esercizio di stretching o con il foam roller mentre guardi la TV. Per raggiungere il tuo obiettivo e salire di livello non devi mai perdere di vista la tua meta. Recuperare correttamente è fondamentale in quanto, se salti quel passaggio non andrai mai lontano.

La soddisfazione che ti viene dall’aver raggiunto quell’obiettivo è duratura e ti dimostra che puoi farcela. Una sensazione, questa, che si estende anche ad altri ambiti della vita e ad altri obiettivi non per forza sportivi. Ti dimostra che puoi combattere con determinazione per ottenere quello che vuoi: una famiglia, il lavoro dei tuoi sogni… Riuscire a raggiungere quell’obiettivo ti rende una persona diversa, più sicura di te, una persona migliore. È una trasformazione che McDonald chiama “profondo cambiamento fisico” e che alla Gym Jones si vede di continuo. La AirDyne è solo un esempio.

Devi soltanto crederci

Il ventenne che al suo primo tentativo era arrivato a 47 calorie quando l’obiettivo era 48 ci sta riprovando. I secondi passano (43, 42, 41…), la sua faccia è sempre più rossa per lo sforzo e il respiro sempre più affannoso. 18,17,16… Quando mancano 15 secondi il ragazzo sembra sotto tortura, è agonizzante, stringe i denti e strizza gli occhi cercando di resistere ancora 3, 2,1… Quando finalmente il minuto è passato il ragazzo collassa sul manubrio, respirando affannosamente. Ma ce l’ha fatta: 49 calorie in un minuto. Barcollando scende dalla cyclette, sorride e risponde trionfante al “dammi il cinque degli altri atleti, nonostante i crampi alle gambe. “Se non metti in discussione i tuoi limiti mentali non andrai mai oltre, né mentalmente né fisicamente”, dice Twight. “Ma se ti abitui al dolore e alle sfide, se accetti di entrare in un tunnel buio perché sai di poter uscire dall’altra parte e vedere la luce, allora non c’è niente che non potrai ottenere nella vita.” Devi soltanto crederci.

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