L’armonia musicale

L'armonia musicale

Una delle due inseparabili manifestazioni della tonalità, vale a dire dell’ordine dei rapporti fra suoni di varia altezza. Si ha armonia musicale quando i suoni si combinano simultaneamente, si ha melodia quando essi si combinano in successione.

Si può quindi dire che l’armonia è la scienza delle combinazioni musicali simultanee. È probabile che l’armonia sia sempre esistita accanto alla melodia: in un antico scritto sanscrito si parla di accordi di gruppi di tre tamburi; i Greci, pur non conoscendo una vera e propria armonia, combinavano sopra il canto note sonate da strumenti; vari scrittori cristiani dal sec. IV al VII parlano di A. in modo da lasciar supporre che il concetto di simultaneità dei suoni fosse abbastanza diffuso; il monaco Ubaldo di Saint-Amand (840-932), insegna a sottoporre al canto gregoriano una seconda voce che inizia e termina all’unisono.

Ma si può pensare che fino al sec. XIV l’armonia fosse un risultato della polifonia più che uno scopo. Infatti mentre gli artisti rinnovavano incessantemente l’ambito armonico alla ricerca di nuove espressioni sonore, personali ed estetiche, prevenendo le regole e superando le formule, i teorici discutevano, accoglievano, respingevano, codificavano le innovazioni, studiando i problemi dell’A. materialisticamente e seguendo ricerche metafisiche. Le prime teorie dell’armonia in senso moderno si hanno con Giuseppe Zarlino (Institutioni l’armoniche; Dimostrationi l’Armoniche) al quale va il merito di aver definito con criteri scientifici la genesi dell’accordo consonante unico sotto il doppio aspetto di maggiore e minore, sulla base della serie ascendente dei suoni concomitanti e dall’imitazione matematica di una successione di armonici inferiori.

L’armonia trae successivi sviluppi dalla pratica del basso continuo (fine del sec. XVI), mentre le teorie di Zarlino sono riprese e ampliate da studiosi e musicisti, fra i quali: Rameau (Traité de l’harmonie) al quale si devono i principi del basso generatore degli accordi e la teoria dei rivolti; Tartini (Trattato di musica) che scopre i suoni diffrenziali o di combinazione, Marsenne, Saveur, Fétis, Helmholtz, Riemann. Si determina così l’armonia diatonica, dissonante, cromatica, enarmonica sul concetto della tonalità come punto fondamentale di ogni svolgimento. Nuove correnti si affermano nel Novecento: l’esatonalitd (Debussy), la politonalitd (Milhaud), per giungere al rivolgimento causato dall’atonalità e alla tecnica dei dodici suoni o dodecafonia (Schoenberg). La teoria classica novecentesca, mentre gradualmente registra e codifica le vistose acquisizioni dell’idioma sonoro contemporaneo. concentra la propria attenzione soprattutto sulle permanenti nozioni di moto: perciò tendenze e rapporto delle diverse funzioni.

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