Le origini dell’architettura fluida

L'architettura fluida

La creatività decostruttiva della regina dell’architettura contemporanea, recentemente scomparsa, ideatrice di complessi come il MAXXI di Roma, affondava radici lontane. A partire dalle intuizioni matematiche e topologiche di Henrì Poincarè su spazio e forme.

Il grande matematico Henri Poincaré pubblicava nel 1895 un lungo articolo dal titolo Analysy situs, ovvero nella versione greca Topologia o studio dei luoghi, una nuova branca della matematica che consiste nello studio delle proprietà delle forme nello spazio che non si modificano quando su di esse si effettuano deformazioni e trasformazioni senza strappi, tagli e “incollature”.

Il grande legame tra la matematica e l’architettura

Una sorta di geometria delle figure di gomma di cui la topologia ci fa conoscere le proprietà caratteristiche. La topologia ha dunque come oggetto lo studio delle proprietà delle figure geometriche che, sottoposte a deformazioni così profonde da perdere tutte le loro proprietà metriche e proiettive, per esempio la forma e le dimensioni, tuttavia restano invariate. Le figure geometriche mantengono cioè le loro proprietà specifiche. Poincaré non poteva certo prevedere che, oltre i matematici, motti anni dopo gli architetti del XX e XXI secolo si sarebbero interessati alla topologia per la realizzazione delle loro strutture più fantasiose e azzardate.

Nel 2010 i due australiani Jane Burry e Mark Burry hanno pubblicato un volume per far comprendere di quale nuova matematica ci sia bisogno nell’architettura di oggi. Mark Burry oltre a dirigere a Melbourne il Design Research Institute, è dal 1979 architetto consulente per il completamento della Sagrada Familia di Gaudì, la cattedrale di Barcellona. Il libro si intitola The New Mathematics of Architecture. Uno degli argomenti su cui pongono l’attenzione di Burry nel libro è la topologia. Il legame tra la matematica e l’architettura è stato sempre molto stretto per centinaia di secoli. Ovviamente nel corso degli anni le idee e le strutture matematiche si sono venute modificando. E queste trasformazioni non possono non influenzare anche l’architettura, magari con un grande ritardo rispetto a quando le idee matematiche originali sono sviluppate.
Scrive Alice Imperiale nel suo libro Nuove bidimensionalità: «L’architettura riflette i cambiamenti che avvengono nella cultura, e secondo molti, con un ritmo dolorosamente lento….Gli architetti, cercando costantemente di occupare un ruolo di avanguardia, pensano che le informazioni prese a prestito da altre discipline possano essere rapidamente assimilate all’interno delle progettazione architettoniche». Il suo volume è in parte dedicato alla influenza della topologia sulla architettura contemporanea. Fu pubblicato nel 2001 nella collana “Testo & Immagine”, fondata da Bruno Zevi, nella sezione “La Rivoluzione Informatica” curata da Antonino Saggio. Sembrerebbe un non senso l’interesse degli architetti per la topologia. L’architettura per sua natura non può essere qualcosa di modificabile come delle forme fatte con la plastilina. E quindi sembrerebbe non avere senso parlare di un’architettura in continua trasformazione o ali limite di un’architettura fluida o topologica.

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