L’immaginazione è potere?

l'immaginazione è potere

“Non bisogna mai smettere di sognare perché nei sogni si trova la forza per andare avanti”. Romano fin da bambino sognava di vincere una medaglia olimpica. Si è avvicinato al canottaggio quasi per caso, pensava di essere troppo alto, ma la sua determinazione e quel sogno di vedersi al collo la medaglia più importante nella carriera di un atleta l’hanno portato a realizzare il suo desiderio tanto che dopo l’Olimpiade di Londra per diversi giorni si è tolto la medaglia solo per andare a dormire.

Londra è stato un punto di svolta nella carriera di Romano Battisti che senza l’appoggio della federazione è riuscito a preparare la competizione in soli 9 mesi: “la conquista di quella medaglia, che molti giudicavano impossibile, mi ha fatto comprendere quali fossero realmente le mie possibilità. Lì ho capito di essere diventato un vero atleta. Perché nel canottaggio non puoi essere solo un tuono, devi essere tempesta. Speriamo di far venire a piovere anche a Rio”. Il pass olimpico Romano l’ha guadagnato il mese scorso ai Mondiali dopo un’estate piuttosto movimentata per quanto riguarda la scelta del nuovo compagno di barca, ricaduta poi sul giovanissimo Giacomo Gentili.

“Sono soddisfatto dei risultati raggiunti con Giacomo a questi Mondiali, per me è stata l’ennesima sfida personale”. I cambi effettuati nel doppio li ha vissuti con serenità e professionalità, continuando a lavorare sempre con grande determinazione. “Sono un atleta, il mio compito non è giudicare le scelte tecniche, ma mettermi a disposizione della mia Nazionale. Poi, gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, ma non lascio che sia una sveglia a decidere quando smettere di sognare. Quello che conta è avere lo stesso obiettivo ed essere sempre disposti a dare il massimo…e a volte anche di più”. E per dare più del massimo Romano si prepara ogni giorno: “la prima cosa che ho imparato sul canottaggio è che non si inventa. La barca che taglia per prima il traguardo non è mai lì per caso. Quindi, se voglio continuare a essere tra i migliori, devo alzare l’asticella dei miei limiti sempre più in alto e lavorare ogni giorno per superarli”.

Perché sia tutto perfetto è necessario curare ogni singolo dettaglio: “quello con le Olimpiadi è un appuntamento “galante” che un canottiere aspetta anche tutta la vita. Per fortuna, sono assistito da un. team molto affiatato, che oltre al mio allenatore comprende uno psicologo, un nutrizionista, un medico, un massaggiatore e un osteopata”. E un ruolo fondamentale è affidato alla famiglia che l’ha sempre seguito e supportato: “in uno sport duro come il mio, il sostegno della famiglia è fondamentale. Alle Olimpiadi di Londra 2012, mia figlia Lavinia aveva solo un mese, ma era comunque presente in tribuna a fare il tifo per me insieme a mia moglie Sara e a mia madre. All’epoca mi hanno dato la forza per conquistare un incredibile argento. Quindi, saranno sicuramente presenti anche a Rio”. Romano ha fatto molte rinunce per arrivare ad essere uno dei volti più rappresentativi del canottaggio azzurro: “purtroppo, alla fine, tutte le passioni sono tragiche. Non fa eccezione il mondo del remo, dove spesso si ottiene sempre meno di quel che si è sognato. Il canottaggio ti promette tanto, ma in cambio ti chiede tutto. Tuttavia, nonostante i sacrifici, le rinunce e le tante difficoltà incontrate durante il mio cammino, quella del cinottaggio è una strada che rifarei da capo anche 100 volte. Abbiamo il dovere di inseguire i nostri sogni e per realizzarli non è necessario avere un fisico bestiale. Però servono grinta, costanza e determinazione. Nello sport, come nella vita”.

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