Nanotecnologia: di cosa si tratta?

Che cos'è la nanotecnologia

L’ingegneria a scala molecolare è una realtà che pervade la nostra vita: basta pensare ai chip che rendono possibile il mondo digitale. E si lavora a farmaci, diagnostica, materiali dalle proprietà eccezionali.

Una decina d’anni fa le nanotecnologie erano l’argomento del giorno, non solo sui periodici di divulgazione scientifica, ma anche sui quotidiani, in tv, nei documentari e praticamente ovunque si parlasse di scienza e tecnologia. La capacità di manipolare atomi e molecole per costruire manufatti delle dimensioni di un miliardesimo di millimetro sembrava aprire la strada a nuove, inesplorate possibilità: transistor molecolari, nanorobot. Si ipotizzava persino la possibilità di realizzare, in un futuro lontano, una sorta di apparecChio domestico in grado di produrre ogni cosa semplicemente immettendovi atomi di carbonio, ossigeno, idrogeno e dei pochi altri elementi base di cui è costituito quasi tutto ciò che conosciamo e tocchiamo. Ma in realtà, che cosa le nanotecnologie hanno mantenuto di quelle promesse che sembravano così a portata di mano un decennio fa? BBC Scienze ne ha parlato con Roberto Cingolani, oggi direttore scientifico dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia, ma “nano-tecnologo’ perorigini e per vocazione. Lo incontriamo nel suo ufficio nella nuova sede genovese dell’IIT, che domina Bolzaneto e la stretta valle scavata dal torrente Polcevera.

Che cosa sono le nanotecnologie?

La sensazione è che non si parli più di nanotecnologie con la frequenza di qualche tempo fa. Come mai? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima dare una corretta definizione alle nanotecnolgie, che di per sé, è un termine vago. Nano è il prefisso che indica un miliardesimo e potrebbe riferirsi al metro, così come al secondo o al grammo. Gli scienziati si sono sempre battuti perché passasse una definizione di nanotecnologie che non indicasse una scienza magica, ma un insieme di metodi di manipolazione, fabbricazione e osservazione applicabile, nel caso della scala delle lunghezze, a un miliardesimo di metro. E siccome in un miliardesimo di metro stanno tre atomi, intendo una scala nell’ordine di grandezza degli atomi. La stessa cosa vale sulla scala dei tempi: oggi si parla per esempio di strumenti in grado di trasmettere o elaborare gigabit al secondo, quindi processi che avvengono su tempi brevissimi.

Chiarito questo aspetto, che cosa sono allora le nanotecnologie? Semplicemente ingegneria, applicata a queste dimensioni e a tempi così piccoli: quindi una disciplina viva, applicata e praticata nei laboratori di ricerca? Certamente. Così come non si sente più parlare di ingegneria, perché siamo abituati a vedere tutti i giorni ponti, strade, aerei, telefoni, e a darli per scontati, allo stesso modo  non si parla più di nanotecnologie. Al di là della moda iniziale, questa è un’ingegneria che, pur con velocità diverse, è ormai entrata così profondamente nei vari settori e nella vita comune che non ce ne rendiamo più conto: nei farmaci per esempio, nei telefonini che usano chip con elementi da 100 nanometri, nelle vernici e nei pigmenti, nel packaging del cibo. Gran parte della nostra manifattura oggi è impostata su tecnologie nanotech e noi non ce ne rendiamo nemmeno conto, perché vediamo i prodotti finiti, altamente tecnologici, che ci piacciono e non abbiamo bisogno di sapere come vengano realizzati.”

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