Suonare il clavicembalo

Come suonare il clavicembalo

Il clavicembalo è uno strumento musicale a corde pizzicate, di forma simile ad un piccolo pianoforte a coda, con una o due tastiere per un’estensione da 5 a 6 ottave. Come funzionamento deriva dall’applicazione della tastiera all’antico salterio a pizzico. Ogni tasto è munito di un’asticciola di legno, detta saltarello, che porta all’estremità un becco di penna e un piccolo pezzo di stoffa: all’azione del tasto il becco pizzica la corda e il feltro la sfiora fungendo da smorzatore.

Il clavicembalo nella storia

Il clavicembalo fu strumento assai diffuso dal sec. XV al XVIII, soppiantato solo dalla diffusione del pianoforte. Ebbe inizialmente una sola tastiera a 49 tasti; poi, verso il 1530, si introdusse la seconda tastiera e si perfezionò l’uso dei registri a pedale che permettevano di accoppiare e raddoppiare a piacere le corde, mutando il timbro e l’intensità del suono. Fra i primi costruttori di clavicembali si ricordano gli italiani G. A. Baffo e Domenico da Pesaro; i più importanti sono: i quattro Ruckers olandesi (sec. XVII), Vincenzo da Prato e B. Cristofori.

Nel 1768 P. Taskin sostituì al becco di penna, delle punte di cuoio indurito che producevano un pizzico meno aspro. Strumenti derivati dal clavicembalo sono: il claviciterio, in cui la cassa è collocata sopra la tastiera in posizione verticale e che fu in uso soprattutto nei secc. XVI e XVII; il clavecin brisé o clavecin de voyage, piccolo strumento che si piega e si chiude in modo da trasformarsi in una cassetta trasportabile; il clavicistre, costruito da Meerens nella seconda metà dell’800 con cassa simile a quella del virginale; il clavecin royale costruito nel 1774 da G. Wagner a Dresda e più simile ad un pianoforte, e il clavecin organisé i cui registri sfruttano alcuni principi di quelli dell’organo.

L’arte cembalistica si sviluppa a lato di quella organistica, mantenendo spesso strettissimi rapporti con questa. I compositori, gli esecutori e i trattatisti di musica per clavicembalo sono detti clavicembalisti; il clavicembalo, col virginale, la spinetta, il clavicordo e simili, trovarono larga diffusione fin dal sec. XIV in tutta Europa, per l’esecuzione e l’accompagnamento di musiche profane o sacre, dalle ballate alle frottole, dagli inni e dai tetti religiosi ai pezzi di messe e vespri, eseguiti nelle case private, nel saloni di ritrovo delle corti e nelle chiese.

Gli artisti del clavicembalo

I primi saggi scritti di musica per clavicembalo appaiono però solo nella prima metà del Cinquecento e quasi sempre uniti con intavolature per organo, anzi i migliori organisti di quell’epoca erano anche i virtuosi del clavicembalo. D’allora la pratica e il virtuosismo per questo strumento divennero così generali che sorsero ben sei scuole, tre delle quali, l’italiana, la tedesca e la francese, si possono chiamare principali, benchè non siano state di trascurabile importanza la spagnola, l’inglese e la belga-olandese. Di tutte, quella italiana potè vantare il primato non solo di avere preceduto le altre nel tempo (eccezion fatta per l’arte virginalistica inglese), ma anche di avere influenzato nell’ispirazione e nelle forme tutte le altre, dalle origini a quasi tutto il ‘700, quando per opera di M. Clementi si introdusse il pianoforte che sostituì appunto il clavicembalo. L’arte clavicembalistica italiana, che già con G. Frescobaldi si era staccata dallo stile organistico, ha i maggiori esponenti fra il Sei e il Settecento in M. A. Rossi, B. Pasquini, F. Durante, A. Scarlatti, A. B. della Ciaia e raggiunge l’apogeo con D. Scarlatti. B. Galuppi, G. M. Rutini, P. D. Paradisi e G. A. Paganelli segnano la graduale transizione verso l’arte pianistica.

L’arte cembalistica tedesca, rappresentata dai meridionali J. J. Froeberger, J. C. Kerll, Georg e Gottlieb Muffat, J. Pachelbel e dai settentrionali S. Scheidt, D. Buxtehude e J. Kuhnau, tocca il punto più alto con l’opera di G. S. Bach, i cui figli segnano il passaggio al dominio del pianoforte. In Francia, grazie a Champion de Chambonnières, J. H. d’Anglebert e N. A. Lebègue, si sviluppò un gusto particolare di esecuzione clavicembalistica impreziosita dagli abbellimenti, che trova i massimi esponenti in F. Couperin, L. N. Clérambault e L. C. Daquin. La Spagna affianca ai dotti trattatisti J. Bermudo e T. de Sancta Maria compositori ed esecutori della tempra di A. de Cabezon e più tardi F. Correa de Arauxo. L’arte virginalistica e clavicembalistica inglese è documentata in vaste raccolte manoscritte e a stampa che si datano dalla seconda metà del sec. XVI e contengono opere di J. Bull, W. Byrd e O. Gibbons, i grandi predecessori del caposcuola H. Purcell, seguito da Th. Arne nonchè dagli stranieri G. F. Haendel e J. Chr. Bach. Sensibile è pure l’apporto dell’arte fiamminga con J. P. Sweelinck, G. de Macque e P. Cor-net. Accanto alla funzione solistica non va dimenticato il ruolo svolto dal clavicembalo nella musica da camera d’assieme quale realizzatore del basso continuo. Dopo il silenzio di oltre un secolo e mezzo, una nuova letteratura cembalistica sta oggi nascendo, grazie a M. de Falla, F. Poulenc, G. Petrassi e G. F. Malipiero.

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